MIGUEL BOSE' TRA 'MITO' E REALTA'

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Miguel 'ieri' e 'oggi' (scegli video, clicca play e...)

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giovedì 30 ottobre 2014

Articolo e traduzione di un'intervista recente a Miguel Bosé

TRADUZIONE di una fan:Manu Bosi

Sono un farabutto, e mi piace esserlo.

L'espessione “il ragazzo che amate odiare” sembra coniata per lui. Miguel Bosé (Panama, 1956) ha trascorso quattro decenni guadagnandosi l'amore di legioni di ammiratori, grazie alle sue melodie attrattive, cantate con voce baritonale e il sospetto di quanti non capiscono il suo divismo teatrale e i suoi sfoghi mediatici, in un paese dove sempre trionfa il ragazzo della porta accanto.
E lui, sempre disposto ad affilare la lama, va e intitola il suo album... Amo.
D: Ma Amo in che senso?
Ci sono tre significati: di amare, di padrone di casa e di essere il “fuoriclasse”.
È il primo. Non sono padrone perché non ho il senso della proprietà. Le mie canzoni sono del pubblico. E non sono abbastanza disinvolto da dire “Sono il fuoriclasse”.
D: Un po' fuoriclasse lo sei, eh!
Se lo dici tu...
D: In diverse canzoni snocciola molte parole in poco tempo, quasi sfiorando il rap. A questo punto, è incontinenza verbale?
È tutta colpa degli SMS. I miei testi, in passato più barocchi e criptici, si sono semplificati con gli anni, contaminati da questo modo quasi telegrafico di parlare.
D: “Sarà che con gli anni sono diventato immune a quasi tutti i peccati” (frase di Libre ya de amores). A quali no?
Non penso di raccontartelo. (inizia a imitare il verso di un corvo) Non lo senti? Guarda nel cielo. Quante gorgoni stanno volando!
D: Stai di nuovo diventando criptico...
Appena sentono la parola “peccato” e, come se fossero sopra un cadavere, cominciano ad aggirarsi quelli che se ne cibano.
D: Mi puoi dire almeno qual è il tuo peccato preferito?
La superbia. È nel DNA del torero.
D: Com'è possibile che un superbo stia in una rete tanto plebea come twitter?
Ho un account per parlare della mia carriera. Ma sono molto poco attivo. I miei detestano che rompa il mistero. Quando diedi l'annuncio che avevo quattro figli e non due ricevetti un attacco enorme da quella parte. Il mio bastione dell'intimità è chiuso e serrato da molti anni. Mi chiedevano: “Perché lo hai raccontato?”.
D: E cosa rispondesti?
Perché le chiacchiere non arrivassero ai miei
D: Questo è il tuo primo disco di materiale nuovo da quando sono nati i tuoi figli.
Però non hanno influito in nessun modo, in assoluto. Quando compongo mi metto nel mio studio e lì non entra assolutamente nessuno. Quello che, sì, hanno cambiato è tutto quello che ho fatto in casa per stare con loro. E ho cominciato a parlare in prima persona, cosa che non facevo da molti anni. In questo senso sì, hanno un po' di colpa.
D: Immagino che, a quasi quattro anni, comincino a fare domande. Qual è la più difficile che ti hanno fatto?
L'altro giorno, Tadeo mi ha chiesto: “Papà, ma tu chi sei veramente?”. Sono abituati al papà Miguel che vedono in casa, non gli ho mostrato nessun mio video. Ma, improvvisamente, in televisione devono aver passato una notizia in cui apparivo io su un palcoscenico e mi chiesero: “Papà Miguel è quello che sta qui o quello che sta lì?”. Non seppi cosa dirgli per chiarirgli la questione. Me li porterò un giorno a un concerto...
D: La biologia marina è un'altra delle tue passioni.
Io desideravo studiare quello. Ma mio padre mi apostrofò: “Oceanografo? Un altro morto di fame!”.
D: Con quale creatura marina ti identifichi?
La mia specialità sono i cetacei.
D: Io ne avevo un altro in mente per te: silenzioso, sfuggente e diffidente: mi accetti il polpo?
Preferisco le seppie: si camuffano meglio.
D: Sei anche socio di una cantina: cosa scegli per perdere la coscienza (per ubriacarti)?
Io sono da whisky. Né vino né birra.
D: Quello di “sesso, droga & rock and roll”, allora, è una frottola.
Dovrebbero abituarsi a dire: “Sesso, droga e pop”. Quello del rock & roll è un ambiente più sano. Quelli del pop sono più spregevoli. Il rock è da birra.
D: E il pop è...
Da alcol e pasticche, passando per assolutamente tutto. Quelli del rock sono bravi ragazzi. Hanno un aspetto che ti può spaventare, ma alla fine scrivono le ballate più belle, si sposano e mettono su famiglia. Gli spregevoli siamo noi del pop.
D: E' stato molto spregevole, Miguel Bosé?
Buf! Il più spregevole di tutti! Per anni, quando non c'erano telefoni cellulari né media che ti perseguitavano, me la sono passata bene. Compreso con gente dei media, grazie a complicità e discrezione. Ho fatto tutto, ho provato tutto, sono sceso negli inferi e ho conosciuto la parte oscura di me. Un bel giorno mi svegliai e mi dissi: “I've done it”. Fatto. Da allora non sono più uscito. 
D: Mi avevano avvertito che sei difficile da intervistare, però mi sembra di averti colto in una buona giornata.

No, è che quel che ti avrei detto è che sono un farabutto. E lo sono. E mi piace esserlo.


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