MIGUEL BOSE' TRA 'MITO' E REALTA'

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Miguel 'ieri' e 'oggi' (scegli video, clicca play e...)

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sabato 28 febbraio 2015

Miguel Bosè il 5 marzo premiato da Cadena Dial

Venerdi  5 marzo l'emittente   spagnola Cadena Dial celebrerà a Santa Cruz (Tenerife) il suo Gala annuale dei premi della musica e soprattutto i suoi 25 anni di diffusione.



Saranno premiati gli artisti più rappresentativi del panorama musicale spagnolo che hanno avuto riscntri e riconoscimenti anche a livello mondiale . Il premio (una statuetta a forma di 'd') verrà dato, tra gli altri , a Miguel Bosé, Alejandro Sanz, Sergio Dalma, Hombres G, Antonio Orozco, Manuel Carrasco, Revolver, Melendi, El Barrio, David De Maria, David Bisbal, Manolo García, Malú, Merche e  Laura Pausini. Alla kermesse assisteranno anche Tiziano Ferro, Roko e Ha*Ash.
Premio speciale Arti, cultura e sport  all' attore Imanol Arias.

La consegna dei premi si potrà seguire giovedì 5 marzo in diretta sul sito web Cadena Dial.com e su Divinity.

Miguel nel 2007...





































Miguel nel 2010...


Miguel nel 2012...


mercoledì 25 febbraio 2015

Articolo-intervista a Miguel Bosé su 'Gioia' di questa settimana


Miguel Bosé: single, 22 cani, 4 figli
Dopo una vita dedicata alla musica, si è fermato e ha avuto due coppie di gemelli. Da single, con maternità surrogata. Ora torna con un disco: Amo. Perché ha capito cosa significa




La verità sull’uomo Miguel Bosé la capisci ascoltando la sua voce: un miscuglio di castigliano e milanese così improbabile che, a occhi chiusi, non sai se a parlare sia un torero o un contadino brianzolo.

In effetti, come mi spiegherà, il torero e il contadino brianzolo convivono in lui e da sempre tengono la sua vita in equilibrio. Impresa, a suo dire, miracolosa, vista l’infanzia trascorsa tra un pranzo con Hemingway e una vacanza con Picasso; la fama arrivata come uno tsunami, che non aveva ancora 20 anni; e poi le televisione, i dischi, gli amori.

E, ora, quattro figli: Diego, Telmo, Ivo e Tadeo, due coppie di gemelli di quattro e tre anni, nati a pochi mesi di distanza gli uni dagli altri. Roba che schianterebbe chiunque, ma non lui. Che infatti siede davanti in una suite di un hotel milanese, in forma smagliante: uniche concessioni ai suoi 57 anni, il grigio tra i capelli e qualche ruga attorno agli occhi truccati di nero.

È qui per presentare il suo nuovo disco, Amo (Warner Music): il primo di inediti dalla nascita dei suoi figli. Un disco che «parla di quello che veramente sono: un uomo felice».

Lo dice così?
Non vorrei scatenare l’invidia degli dei, ma lo penso tutti i giorni. Anche solo per non aver mai dovuto dire: «Ora vado a lavorare».

Altri motivi per essere felice?
La mia famiglia. Ho deciso di averla tardi e ho intenzione di vivere cent’anni per godermela. E poi voglio fare ancora un sacco di cose.

È in pista quasi 40 anni. Non è stanco di fare cose?
Ho un’insaziabilità di fondo che mi porta a pensare che una cosa, una volta che l’ho fatta, non conti più. Ma è una questione di equilibrio: all’inizio della carriera, vivevo sempre accelerato ed era una sensazione insopportabile. Per fortuna il tempo cura tutto.

Non la spaventa il tempo che passa?
Per niente. Io sono alleato del tempo. Cura, sana, trova le parole, spegne il fuoco e dà senso. Le cose solide si fanno lentamente.

In questo disco parla d’amore. Cos’è l’amore per lei?
Se funziona, è la base dell’equilibrio. Ma odio chi dice che essere innamorati è la sensazione più bella. A volte si sta meglio soli.

Le piace la solitudine?
No, ma è una condizione molto maschile che ho sperimentato. Quando dici: è da un secolo che sono solo, lasciami stare, non rompere. Sono solo da un fiume di lacrime.

E oggi?
Come canto nella mia canzone Libre ya de amores, sono libero dalle paure e dagli schemi.

Oggi quindi Miguel Bosé non è un uomo innamorato?
Al contrario. Oggi so che cosa vuol dire amare. E so che, prima, non mi ero mai innamorato davvero. L’ho capito diventando padre.

Da zero a quattro figli nel giro di un anno: ci vuole coraggio.
Sono lento nel prendere una decisione, ma poi faccio le cose in grande. In tutto. Quando ho deciso di avere un cane, ne ho presi 22.

Che padre è?
Severo e preciso, ma dolce. I bambini hanno bisogno dell’autorità, per loro è un rifugio. Se sono in difficoltà, lì si possono riparare. Per il resto, mi sciolgo. E mi chiedo come ho fatto a vivere senza di loro.

Come ha fatto?
Non ci pensavo. Avevo i miei nipoti. E poi c’era il lavoro. Se i figli li avessi avuti prima, avrei fatto tutto male. Invece ho dedicato la vita alla musica. Poi, quando ho festeggiato i miei 30 anni di carriera, ho realizzato che se anche non avessi scritto più, avrei potuto cantare i miei successi per sempre. Allora ho deciso che la vita era anche fatta di altro. E me la sono complicata. (Ride).

In questo disco dedica anche una canzone a suo padre.
Quando sono nati i miei figli ho pensato: ora so quanto possono avermi amato i miei genitori. Da figlio non capisci, non vedi.

Che padre è stato il suo?
Lontano. Il lavoro lo portava via per tanto tempo. Il mio rapporto con lui è nato tardi.

C’è qualcosa che ha ereditato da lui?
Chi lo conosceva dice che caratterialmente sono la sua fotocopia.

Lei che dice, invece?
Per metà sono come lui. Per il resto sono milanese e svizzero: metodico, disciplinato, sistematico. È la mia anima da contadino lombardo che mi ha salvato dal naufragio.

Lei è cresciuto tra Picasso ed Hemingway. I suoi figli?
Per ora fanno una vita normale. Io ho avuto un’infanzia privilegiata, ma ho mantenuto i piedi per terra. Non è detto che loro ci riescano. Meglio non sfidare la sorte. Avranno tutti gli strumenti per costruirsi il futuro: lingue, studi. Ma devono anche saper cambiare una lampadina o aggiustare un rubinetto. Sporcarsi le mani serve. E poi si vedrà. Di certo, finché ci sarò io, avranno amore.

Il diritto di essere genitore in Italia non è sempre garantito: single e omosessuali non possono accedere alla fecondazione eterologa e nemmeno adottare un bambino.
Il problema dell’Italia è il Vaticano. Spero che questo Papa meraviglioso cambi un po’ le cose. Davvero pensano che si debba essere sposati per avere diritto a una famiglia? I più grandi problemi tra genitori e figli si hanno nelle famiglie cosiddette “normali”. Nelle altre ce ne sono meno e sa perché?

Perché?
Quelle famiglie sono volute, desiderate e sognate per tanto tempo. L’impossibilità di avere qualcosa ti fa iniziare una lotta che è piena di verità, di forza e consapevolezza.

Parla per esperienza?
I miei quattro figli sono nati con la maternità surrogata. Io sono un padre single. In Spagna non esiste una casellina che mi definisca: c’è madre soltera, ma il corrispettivo maschile no. Padre celibe è uno status che si deve ancora conquistare. Solo in America puoi. Perché lì il denaro fa la legge. Ti trovi un avvocato e lui gestisce tutto. Quando nasce il bambino, che è cittadino americano, giuri di fronte a un giudice che è figlio biologico tuo e che tu lo proteggerai. È un affare economico enorme.

Essere un padre single con quattro figli non la spaventa?
No. Io sono un padre single primo perché non ho trovato la persona con la quale ho desiderato costruire una famiglia. E poi ho visto troppe volte i figli diventare arma di vendetta. I miei figli hanno i miei due cognomi. E non me li toglierà nessuno.

(Federica Furino)
25 febbraio 2015

FONTE:
http://www.gioia.it/news/1409/miguel-bose-single-22-cani-4-figli

martedì 24 febbraio 2015

Miguel Bosé sulla rivista digitale BEST MAGAZINE

BEST MAGAZINE numero 17 è on line FREE! BM è una Rivista digitale ed interattiva con esclusive su: Moda, Musica, Cinema, Tecnologia, Turismo, Arte, & more…

In questo numero anche Miguel Bosé


  QUI  IL SITO UFFICIALE DELLA RIVISTA DA 'SFOGLIARE' ON LINE   http://bmbestmagazine.blogspot.it/

venerdì 20 febbraio 2015

Miguel Bosé ospite domani a "Verissimo" su Canale 5


Miguel Bosé sarà ospite della puntata di "Verissimo"  su Canale 5 , a partire  dalle ore 16.15 domani,  sabato 21 febbraio.

Continuano ad uscire articoli e servizi televisivi sull'uscita dell'album  "AMO" in Italia: ancora recensioni, interviste al nostro artista che, dopo la promozione di fine gennaio-inizi febbraio potrebbe riservarci un'altra 'tornata' per la diffusione di questo lavoro che contiene  quattro  brani in versione italiana.

Non resta altro che  augurarci il ritorno di Miguel in Italia e una risalita in classifica dell'album penalizzato dal concomitante Festival di Sanremo e dagli altri album degli artisti partecipanti alla gara canora.

TUTTI domani, dunque,  su CANALE 5 ORE 16,15, per  'VERISSIMO!



martedì 17 febbraio 2015

Articolo-intervista a Miguel Bosé su 'GRAZIA' di questa settimana

Il giornale on line ci dà un'anticipazione che mi piace inserire in Blog - citando la fonte, ovviamente.






































MIGUEL BOSÉ: «SOLO ORA HO SCOPERTO L’AMORE»

«Arrivato a 58 anni, con quattro figli e una lunga carriera alle spalle, ho smesso di avere fretta», mi dice Miguel Bosé , accogliendomi nella suite di un hotel con vista a 360 gradi su Roma. Tutto, in lui, suggerisce tranquillità, eleganza, sicurezza. Il corpo abbondante, che evidentemente non viene più stremato dalle diete ayurvediche. I modi signorili di chi è cresciuto in mezzo ad artisti e intellettuali come Salvador Dalì, Andy Warhol, Ernest Hemingway. I capelli brizzolati raccolti in una coda. E le risposte ponderate, ironiche, mai banali. Mi domando se nella famosa popstar italo-spagnola che ho davanti sia rimasta una traccia del giovanotto trasgressivo che negli Anni 80, in calzamaglia sexy, irrompeva nel mondo della musica e mandava in delirio le ragazzine. E gli racconto ridendo che c’ero anch’io, esaltata e accalcata in mezzo a tante altre, al suo primo concerto al Palasport di Roma mentre sua madre, l’attrice Lucia Bosé, lo incitava con tutto il fiato che aveva in gola. Il cantante ride a sua volta e mi fa: «Non resta niente di quel periodo. Il fenomeno Miguelito è diventato Miguel. Grazie al suo pragmatismo si è costruito una corazza e ha imparato a vivere. Ma se lo sguinzagli, ne combina ancora di tutti i colori».
Ed è proprio dall’assenza di fretta, mi spiega, che è scaturito il suo nuovo album di inediti Amo, che nella versione incisa per il nostro Paese contiene quattro brani in italiano. Arrangiamenti spettacolari. Testi profondi, spesso autobiografici, dedicati alle emozioni: l’amore, la paura, la solitudine, l’incanto per la natura. «È un disco maturo che ho potuto realizzare dopo essermi liberato dai contratti a lungo termine. Un tempo ero costretto a scrivere le canzoni di corsa negli hotel, tra un tour e l’altro, oggi ci metto il tempo che mi serve. Per questo mi dicono tutti che Amo è il mio prodotto migliore degli ultimi anni». Bosé è in Europa per il lancio del disco, ma non vede l’ora di tornare a casa, a Panama, dove vive in una villa sul mare con la mamma Lucia e i suoi bambini: due coppie di gemelli, Diego e Tadeo di 4 anni, Ivo e Telmo di tre e mezzo, nati da madri surrogate. Mi rivela di amarli alla follia. E non può fare a meno di parlare di loro.

Ha lasciato la Spagna da molto?
«Un paio d’anni. Non ce la facevo più a fare avanti e indietro con l’America 30 volte all’anno. Panama ha una posizione strategica, tra Nord e Sud America, i miei principali mercati discografici. Così riesco a fare i concerti e a tornare spesso dai bambini».

Continua a essere un papà severo?
«Quando hai quattro maschi alfa devi imporre delle regole: se uno trasgredisce, gli altri lo seguono. I miei figli crescono liberi di esprimersi, ma devono rispettare gli orari. Alle sei del mattino siamo tutti in piedi, alle 7.30 si va a scuola, alle 18.30 si cena. E il momento della tavola è sacro. Sono un papà molto amoroso, ma ho preso tardi la decisione di avere dei figli, e di farlo da single: sento la responsabilità di forgiare il loro carattere. Voglio che da grandi siano felici».

Somiglia a suo padre, il torero Luis Miguel Dominguín al quale ha dedicato una canzone del nuovo album?
«Come papà non gli somiglio affatto. Lui non c’era mai. Quando andava a fare le corride in America, stavo anche otto mesi senza vederlo. Io, invece, per i bambini ci sono e ci sarò sempre».

Si sente molto cambiato dalla paternità?
«Avere dei figli non è un’esigenza narcisistica: è l’unico modo che una persona ha per scoprire l’amore».

Scusi, lei non è mai stato innamorato?
«Non credo. Il vero amore è quello che provo oggi per i miei bambini. Mi domando: ma dove lo tenevo nascosto, prima che nascessero?».

Non sente il desiderio di condividere le emozioni della paternità con un’altra persona?
«Ho avuto delle esperienze sentimentali talmente tremende che ora sto bene da solo. E c’è un altro motivo che mi impedisce di formare una famiglia tradizionale: troppe volte, quando una coppia si separa, i figli vengono utilizzati nelle trattative e nei ricatti reciproci. A Diego, Tadeo, Ivo e Telmo non potrà succedere mai. Portano i miei due cognomi, Bosé e Dominguín, e sono soltanto miei».

Lei ha amato delle donne, poi si è definito bisessuale e perfino trisessuale. Come è la sua vita sentimentale?
«Una vita da battitore libero. Le mie storie amorose sono state governate da un’insopprimibile voglia d’indipendenza. La mia libertà viene prima di tutto. Mi sono legato con difficoltà e mai per troppo tempo. Ho capito che non potevo sottrarre energie al lavoro».

Ma si può ridurre l’amore a un motivo di distrazione? 
«Ho avuto delle grandi passioni, non lo nego, ma la musica è sempre stata più importante. La razionalità, in me, ha sempre prevalso sulla parte emotiva».

Si è travestito da donna nei film di Pedro Almodóvar e a ottobre ha baciato il suo chitarrista durante un concerto. Oggi che cos’è per lei la trasgressione?
«La buona educazione, il senso etico, il rispetto dei valori. Tutte cose che non sono più di moda».

Sua madre continua a essere una sua fan?
«Certo, ascolta il mio ultimo disco dalla mattina alla sera. Non ha più i capelli tinti di blu, ma di biondo platino. Ed è una nonna molto affettuosa».

Se pensa alla sua infanzia, ricorda un periodo felice?
«Senza dubbio. Ero tenuto a obbedire, ma la mia famiglia è stata un punto di riferimento che mi ha dato amore e sicurezza, il mio Nord nella ricerca della strada giusta».

Preoccupato di avvicinarsi ai 60 anni?
«Per niente. Ho costruito una carriera stupenda senza essermi alzato una sola mattina pensando che andavo a lavorare. Ho imparato a godere delle piccole cose, a capire l’importanza dei segni. Non ho rimpianti, mi sono fabbricato la vita che volevo e sono felice di mantenere uno spazio nel cuore della gente. Gli sbagli e i dolori li ho dimenticati».

Si sente minacciato dai nuovi fenomeni musicali che esplodono su internet?
«No, bisogna accettare senza paura le nuove regole del mercato e la comunicazione sempre più veloce. I bambini nascono già adattati alle nuove tecnologie».


Miguel mi racconta poi la sua amicizia con Maria De Filippi, con la quale ha collaborato al talent show Amici. «Ha un cuore grande, pulito. Con lei lavorerei tutta la vita». Gli chiedo se ha nostalgia per le ragazzine in deliro per lui. «Oh, quella è stata un’epoca eccessiva e necessaria», risponde con un sorriso. «Avevo un’energia selvaggia, un fuoco che mi ha permesso di diventare il musicista di oggi». Me ne vado contenta perché, tanti anni dopo quel famoso concerto in cui ho rischiato di rimanere schiacciata dalla folla, dietro la popstar ho conosciuto l’uomo Bosé. E i suoi sentimenti, compreso quel senso di “possesso” per i figli che nasce dal grande amore.


18 Febbraio 2015 GRAZIA 08 by GLORIA SATTA

tratto da:
http://www.grazia.it/magazine/interviste/Miguel-Bose-Solo-ora-ho-scoperto-l-amore

Miguel Bosè: grande concerto a Pachuca






giovedì 12 febbraio 2015

Due interviste-con traduzione- della promozione di 'AMO' di Miguel Bosé

VERAMENTE INNAMORATO!
Bosé dubita di aver provato per qualcuno un amore come quello che prova ora per i suoi figli.
L'amore che sente per i suoi quattro figli ha fatto sì che Bosé si sia seriamente chiesto se nella sua vita sia ma stato ugualmente coinvolto con qualcuno dei suoi amori.
Se guarda dentro sé il cantante, che ha 58 anni e ha venduto più di 20 milioni di dischi, crede di conoscere la risposta.
“Con i figli, ti si apre un giardino di emozioni e di sensazioni che non sapevi esistessero. E pensare che c'era qualcosa qui, accanto a te, nel tuo territorio, che ti sfiorava quotidianamente sin da quando hai cominciato a essere una persona, che però non ti si svela fino a quando non sei padre. E queste sono emozioni che riguardano solo questi “nanetti”, riflette tra sé.
“Quando li ebbi, e ancor di più adesso che sono già delle personcine e interagisco con loro, sono arrivato a dubitare se mi sia veramente innamorato qualche volta... perché adesso vivo innamorato, veramente iper-innamorato. Non so se ciò che sentivo in una relazione era vero innamoramento”.
Concentrato sui suoi piccoli, Diego, Tadeo, Ivo e Telmo, e sempre riservato a riguardo della sua vita privata, lo spagnolo sembra esprimere in “Libre ya de amores”, secondo singolo di Amo, qualcuna delle certezze che lo guidano ora.
“È una canzone divertente, perché fatta nel momento in cui è finito un amore e sei libero dalle paure, che sono quell'esercito di pericoli che ti perseguitano mentre stai in coppia, e aspetti che accada qualcosa. Sei a disposizione degli amici e della vita e non devi preoccuparti dell'odio, di dove hai lasciato le chiavi, di tornare tardi a casa, di dimenticare l'anniversario, di quelle cose orribili che capitano. È una libertà assoluta”.
Il 14 febbraio, a Pachuca, darà vita allo spettacolo “Enamorate de Hidalgo”, per promuovere la costruzione della “Casa degli adolescenti”. Non canterò nessuna canzone di Amo, non sarebbe il caso. Ho preparato qualcosa di speciale per Pachuca, qualcosa per “quel” giorno e per il motivo per cui si raccolgono contributi. È un concerto di grandi successi. Amo è riservato ad Amotour, che comincia in maggio a Città del Messico.
“Quando una persona ha dei privilegi, deve condividerli con le persone che hanno di meno. Fra le altre cose, lavoro per raccogliere fondi per la ricerca del vaccino contro l'Aids; per “Paz sin fronteras”, con Juanes; per far sì che la pace diventi un diritto universale. Lo faccio sempre, quando ho tempo; e se coincide con un progetto che mi piace, lo appoggio”, afferma.
A tre mesi dal lancio del disco, dice di essere contento dell'apprezzamento dei fan, anche se non si azzarda a catalogarlo come superiore a Cardio (2010).
“Sono felice: se non ne fossi stato contento, l'album non sarebbe mai stato pubblicato. Quando hai tempo per lavorare a un progetto, senza doverti ridurre a comporre negli hotel, in viaggio, sugli autobus... quando hai tempo, gli effetti e i risultati si vedono. E Amo è un album molto ispirato, molto nuovo, con proposte che sono “muy Bosé”, molto attuali, molto aggiornate”, conclude.




DA UN SITO MESSICANO
Breve intervista in cui Bosé svela la sua determinazione sul lavoro e l suo carattere volitivo.
Cominciare oggi? Per Bosé sarebbe difficile.
Se Miguel Bosé cominciasse la sua carriera come artista in quest'epoca di social network e di etichette discografiche che si affacciano un diverso tipo di consumo, le cose sarebbero molto complicate, come afferma il musicista stesso.
“Io credo che sarebbe molto più difficile [iniziare oggi un percorso]. Quando cominciai, eravamo molti di meno; oggi emerge talento da tutte le parti, io vedo molta più competenza, più concorrenza, perciò è tutto molto più difficile”, ci ha detto Miguel in un'intervista telefonica.
Ciononostante, ci ha confessato di essersi sempre impegnato molto in ciascuno dei dischi che lancia sul mercato: dal loro concepimento fino ai ritocchi finali della produzione per cui non potrebbe rimanere lontano dal successo.
“Col mio carattere sarei arrivato comunque [lontano], e sarei riuscito a costruirmi una carriera, questo sì, di sicuro, perché chi fa questa professione seriamente e lavora, e lavora con costanza, alla fine arriva. Gli altri si fermano per strada, non tutti sono disposti a lavorare. Ci arriverei lo stesso, ma l'inizio sarebbe molto più difficile”.
L'Artista inizierà il suo atteso “Amotour” il prossimo 10 maggio, a Città del Messico.
http://diario.mx/…/201…/empezar-hoy-para-bose-seria-dificil/

Miguel Bosé - Libre ya de amores (Behind the Scenes)

Miguel  ci presenta un po' di 'dietro le quinte' della lavorazione del video 'LIBRE YA DE AMORES'.

Entriamo in punta di piedi nel suo mondo, partecipando emotivamente alle sue creazioni. Bravo Miguel e tutto lo staff del 'rodaje' !





martedì 10 febbraio 2015

Intervista italiana a Miguel Bosé a Radio 24

Altra intervista del periodo risalente alla scorsa settimana di promozione di AMO in Italia.
 Qui un audio tratto da 'IL SABATO DEL VILLAGGIO' di RADIO24



lunedì 9 febbraio 2015

Intervista a Miguel Bosé su 'La Lettura- Corriere della Sera'

SONO UN GHEPARDO, MI ALZO ALLE 5
Sandro Veronesi per il “Corriere della Sera”

sophia loren miguel boseSOPHIA LOREN MIGUEL BOSE
Ultimamente, per motivi letterari, ho molto frequentato il video di Bravi ragazzi , risalente al 1983. Mi sono rimpinzato di quel reperto: un ragazzo bellissimo vestito di bianco che balla in stile anni Ottanta mentre canta una delle canzoni più famose del suo tempo, e intorno a lui una scarna scenografia elettronica arricchita da effetti speciali che oggi non usano più nemmeno nei filmini delle comunioni.
C’è qualcosa di struggente, in quel video — forse il contrasto tra la lattescente inconsapevolezza suggerita dal ragazzo danzante e la cupa retorica autodistruttiva contenuta nel testo della canzone. Sta di fatto che da allora (anzi, da qualche anno prima, dato che Olympic Games è del 1980) la carriera di Miguel Bosé è stata accompagnata da un consenso popolare veramente universale — il che significa successo clamoroso, internazionale, superiore anche a quello dei suoi celeberrimi genitori, che dura tuttora: come un astro vero, infatti, quando in un emisfero terrestre sembra tramontato è solo perché sta splendendo nell’altro, e viceversa, a suon di milioni di copie vendute.
A quasi sessant’anni oggi vive a Panama, dove è nato, in una casa sul Pacifico insieme ai suoi quattro bambini, e quando è tempo di concerti o di promozione gira il mondo come adesso, salvo stabilirsi qualche mese in qualche Paese a fare il coach in qualche talent show televisivo, come nel 2012 in Messico per La Voz e negli ultimi due anni in Italia per Amici — naturalmente facendo salire gli indici d’ascolto. Se ormai non lo si dicesse di chiunque, ci sarebbe da definirlo un’autentica icona pop.
miguel boseMIGUEL BOSE
Quante lingue parla? 
«Spagnolo, italiano, francese, inglese, portoghese: cinque».
Quando si è reso conto che la sua vita era eccezionale, rispetto a quella degli altri? 
«Nel periodo in cui tra i miei compagni di scuola cominciò ad andare di moda l’Anorak, il giubbotto impermeabile col cappuccio, e io non ho mai potuto averne uno. A me avevano comprato un loden, che era meglio, sì, ma era anche un segno di differenza che mi faceva soffrire. Quando si è ragazzini ogni minima differenza con gli altri reca dolore. Per fortuna però sui valori e sulle cose importanti la mia famiglia non mi ha mai fatto pesare nessuna differenza».
Lei è il figlio della bellezza — una bellezza che peraltro le è stata geneticamente trasmessa. È mai stato un problema, questo? 
«In una famiglia di ghepardi non c’è coscienza della velocità. La natura di ogni cosa, incluso l’essere umano, non è mai cosciente di sé. E se poi, come me, vieni educato in una famiglia in cui certe cose non te le fanno nemmeno notare, ti viene fatto un grande favore».
platinette si chiede se miguel bose faccia le carte in tv
Quali erano i suoi idoli, da piccolo? 
«Idoli anonimi, quasi sempre. Mia nonna Francesca, per esempio, che mi ha insegnato a cucinare. Profumava sempre, di panna, di cocomero, e io pendevo letteralmente dalle sue labbra. Una tata che avevo a Madrid, che per me è rimasta l’immagine della terra. Un professore di matematica. Capitan Drueno, un eroe dei fumetti molto popolare in Spagna. Tin Tin. E più avanti, Jim Morrison. Lo adoravo. L’ho anche conosciuto, un giorno: mi ha dato la mano e mi ha ruttato in faccia».
Che cos’è per lei l’innocenza? 
«L’innocenza è una luce che non si dovrebbe mai perdere. Per la salute dell’uomo, per la sopravvivenza in lui della sua infanzia e dei suoi principi. La verità risiede lì: si lotta e si combatte per trattenerla, ma è difficile. Certo, se si riesce a tenere separati persona e personaggio è più facile».
Miguel bose SanremoMIGUEL BOSE SANREMO
Che lei ricordi, qual è stata la prima determinazione autonoma che ha concepito? Qualcosa che non risentisse in nessun modo dell’influenza dei suoi familiari, o che andasse contro di essa? 
«La decisione di partire per Londra per andare a studiare qualcosa che non piaceva a nessuno, ma che io volevo diventasse la mia vita. L’hanno saputo quando lo stavo facendo. Sono partito a 17 anni, nel ’73, ma la decisione l’avevo presa tre anni prima, a 14».
La storia della tauromachia in Spagna è rigidamente dinastica, patrilineare. C’è stato un momento della sua vita in cui si è pensato che lei, unico figlio maschio del grande Luis Miguel Dominguín, e nipote del leggendario Domingo Dominguín, potesse fare il torero? 
«No, mai. Anzi, la famiglia intera si è preoccupata che in casa non ci fosse nulla, proveniente dalla corrida, cui potessi affezionarmi. Tutti i miei cugini spagnoli, in effetti, sono toreri, ma di me torero non si è mai nemmeno vagamente parlato. L’Italia mi ha protetto. Mia madre mi ha protetto».
Antonella Clerici e Miguel Bose AnsaANTONELLA CLERICI E MIGUEL BOSE ANSA
Sua madre: oltre alla straordinaria somiglianza fisica, cosa ha ricevuto di strutturale, di permanente, da lei?
«Nella mia parte italiana ci sono due cognomi: i Bosé e i Borloni. I Bosé erano contadini, gente simpatica, vitale, creativa: da loro posso aver ricevuto un patrimonio di idee. Ma ho preso molto di più dai Borloni: svizzeri, e dunque cultori dell’ordine, della disciplina, della responsabilità, sono andati a contrastare la componente spagnola, che avrebbe potuto divorarmi».
Wikipedia definisce «Bravi ragazzi» un «inno generazionale buonista». A me non sembra proprio — anzi, a me sembra una canzone disperata, l’inno semmai di una gioventù consapevole di essere destinata a bruciarsi. Lei che non l’ha scritta (il testo è di Guido Morra) ma l’ha portata al successo, di che opinione è? 
«No, macché buonista. Ha ragione lei, è una canzone dura, quella. Basta leggere il testo: “Camminiamo sul filo, a più di cento metri dall’asfalto”… “Siamo noi che siamo a pezzi…”, eccetera. Altro che buonista: è un inno senza pietà. C’è dentro la disperazione, c’è l’eroina».
bose lucia miguel
Ecco, appunto: negli anni di quella canzone, gli ultimi pre-Aids, a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, la droga era veramente molto diffusa tra i giovani, e non solo negli ambienti artistici e musicali. Lei ha avuto esperienze dure in quest’ambito, o ne è rimasto fuori? 
«Io ho avuto una grande fortuna: avevo, come ho tuttora, la belonefobia, cioè il terrore degli aghi. Dunque l’eroina per me non era nemmeno in discussione. Ero circondato da gente drogata fino alle orecchie, in quegli anni in Spagna era un delirio. Il risultato è che solo due miei amici di allora ne sono usciti e oggi sono puliti: gli altri sono ancora tossici, o sono morti».
In alcune interviste che ha rilasciato ho letto che lei ha vissuto anche periodi di vita ritirata. Ora le cito Proust: «Longtemps, je me suis couché de bonne heure». Che rapporto ha avuto, nella sua vita, con l’andare a letto presto? 
«Sono stato quasi sempre un essere notturno, per la verità. Dormo poco, ho sempre dormito poco: cinque-sei ore, non di più. Da ragazzo leggevo, per ore, sotto le coperte con una torcia.
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E nell’88, in seguito a un disamore, ho deciso di frequentare fino in fondo la notte e mi ci sono buttato. È la mia zona oscura. Vivevo di notte, solo di notte. È durata tre anni, dopodiché ho smesso e ho ricominciato a vedere la luce del giorno. E ora, sì, je me couche de bonne heure, e mi alzo alle 5 del mattino. È un momento fantastico della giornata, quello, magico, mentre tutti gli altri dormono: organizzo il lavoro della giornata, rispondo alle mail, leggo, faccio le salse, faccio meditazione. E se è inverno, a un certo punto vedi albeggiare, e diventa un’esperienza veramente vitale».
Questo suo ultimo album, «Amo», sembra molto intimo, molto raccolto su temi basici. È così che si sente anche lei? 
«È un lavoro solido, maturo. Era da 12 anni che non avevo tanto tempo per scrivere un disco — due anni e mezzo. E poi c’è il fatto che è stato tutto composto in casa. Di solito le canzoni uno le scrive in albergo, durante le tournée, perché altrimenti non ha il tempo.

Stavolta invece sono rimasto a casa con i miei figli, e il risultato è un disco scritto in pigiama, più calmo, più meditato. E in effetti, sì, è anche più basico: per esempio, dedico una canzone al respiro. Ma è anche molto colorato, come album. Ho avuto il tempo di farlo».
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Lei sogna di continuare la sua attività artistica a oltranza, come Aznavour, o sogna di smettere, un giorno? 
«Oh no, a oltranza no. Anzi, ho espressamente chiesto ai miei amici di farmi ricoverare se a settant’anni volessi salire su un palco a cantare Bandido. La mia musica non può essere fatta oltre una certa età, io non sono come Aznavour o Frank Sinatra. Però continuerò sempre a scrivere musica: è aria, per me».
O insegnare — stando al successo personale che ha riscosso facendo il direttore artistico ad «Amici». È qualcosa che si sentiva dentro, questo talento maieutico, o ha sorpreso anche lei? 
«Quando sei lì è qualcosa che viene da sé: è il bisogno degli altri che te lo tira fuori. Del resto, arriva un momento nella vita in cui conosci talmente tante cose, e hai accumulato un tale bagaglio di denominatori comuni, che poterlo trasferire negli altri dà sollievo. È già una cosa molto bella di per sé.
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In più, in un programma come quello, c’è il coinvolgimento emotivo con le persone che ti mettono il proprio futuro tra le mani: e tu hai voglia a ripetere "andateci piano, ragazzi, è solo un gioco", perché per loro è la cosa più importante di tutte, e c’è del dolore vero nella sconfitta. E lo senti anche tu».
Come vorrebbe che fosse l’ultimo giorno della sua vita? 
«Superato il secolo di vita, in buona lucidità mentale, discreta salute, in condizioni di indipendenza fisica ed economica, vado a letto dopo cena e non mi sveglio più». 

Ancora articoli italiani su Miguel Bosè e la promozione di AMO

Davvero un bell'articolo-con annesso video- da 'Il fatto quotidiano', intervista svoltasi la scorsa settimana durante la promozione in Italia dell'album AMO

Le due anime di Bosé, l’artista e l’attivista. “Avevo la tessera dei Radicali. Podemos? Battaglia di buon senso, ma non mi fido più”
di Francesca Martelli e Claudia Rossi

Hemingway e Picasso. E poi Pannella, Podemos, la tv di Maria de Filippi. Conversare con lui significa spaziare dal fascino della cultura al disincanto della politica. Dalla pennellata che il Miguel bambino si concedeva sui quadri del grande Pablo al rapporto con l'autorità nell'essere genitori di quattro figli avuti tardi. E poi "l'attivismo disilluso" verso i partiti: "Ci affascinano prima del voto ma una volta che l'hanno ottenuto il cittadino viene dimenticato". Milano, Piazza della Repubblica. Entriamo nella stanza e nella vita del "Signor Bosè"

La stanza dell’hotel milanese scelta per l’intervista è luminosa e raccolta, silenziosa a dispetto dell’affaccio sulla trafficata Piazza della Repubblica. Nella camera 404, come annunciato dalla reception, arriva il “signor Bosé” seguito dal suo staff e dal responsabile della casa discografica che non assisteranno alle riprese video per “evitare di distrarre” il suo sguardo.

Miguel Bosé, nato a Panama, “poeta del ‘56”, è uno che ha vissuto molte vite in una sola: cantante con venti dischi all’attivo per milioni di copie vendute nel mondo, attore in più di trenta film, svariate esperienze televisive (ultima quella come direttore artistico nel talent show di Maria de Filippi), quattro figli avuti in età adulta, un’infanzia trascorsa accanto a grandi artisti, come Hemingway e Picasso: “Pablo amava molto avere bambini intorno e spesso, quando lavorava, teneva me e i suoi figli con sé – racconta entusiasta proprio a proposito del rapporto con il grande pittore – Quando gli chiedevano come gli sarebbe piaciuto dipingere lui, che era nato “accademicamente perfetto”, rispondeva “come un bambino!” e forse per questo gli piaceva vederci disegnare. Qualche volta ci lasciava aggiungere una pennellata color verde chiaro o rosa “chicca soave” a un suo quadro: erano semplici tratti messi nell’angolo in basso, nel punto in cui spesso poi metteva la sua firma. Era un gioco fra noi, una complicità”. Sorride Bosé, ricordando quell’infanzia in cui l’arte era di casa.
E si appassiona parlando di attivismo e del suo interesse per l’attualità politica.

Tuta, babbucce e kajal nero a sottolineare gli occhi verdi, di aneddoti straordinari da raccontare Bosé deve averne a decine, con questo parterre de rois di amici di famiglia. Figlio del torero Dominguin e dell’attrice Lucia Bosé, è stato cresciuto da “una persona incaricata della sua educazione”: “Mio padre lo vedevo poco, l’ho conosciuto e frequentato negli ultimi vent’anni. Ho avuto molta disciplina ma non direttamente dai miei genitori, che spesso erano fuori casa”.
Oggi, cerca di trasmettere lo stesso rigore ai suoi quattro figli, due coppie di gemelli, Diego e Tadeo, Ivo e Telmo: “Sono un padre amoroso ma severo perché credo che i bambini trovino molta sicurezza laddove percepiscono autorità”.

Bosé parla con la disinvoltura di chi rilascia interviste da una vita. È cordiale e i suoi occhi mantengono con grazia magistrale un’illusione di eterna giovinezza: il “Super Superman” panamense descrive il suo ultimo lavoro, Amo, come l’album “più positivo, luminoso e solare fatto in carriera”. “Forse perché – aggiunge – siamo circondati da cose talmente negative che ho sentito la necessità di dare sollievo”.Solare e positivo, “Amo”, ma con una forte denuncia contro la classe politica affidata al brano “Si se puede” il cui testo non lascia spazio a dubbi sul pensiero che il cantante rivolge a chi governa: “Sparano al cieco giusto in mezzo agli occhi e rubano la sedia al malato e allo zoppo. Mentono tutti i giorni, non rispettano neppure una promessa”. Il titolo del pezzo è lo slogan del movimento spagnolo Podemos: “C’è qualcosa in comune ma non mi sono mai schierato – dice, quasi difendendosi – La mia canzone è stata scritta prima. Certo, credo che il discorso portato avanti da questo movimento riguardi tutta la cittadinanza di buon senso perché è importante voler tornare al punto in cui le cose, per il cittadino, funzionavano. Avevamo un sistema sanitario esemplare, un sistema pensionistico più che dignitoso, un’educazione pubblica ottima e questo governo ha mandato tutto in merda. Non do il mio appoggio a Podemos perché so che quando arriverà al potere verrà fagocitato”. Inutile chiedergli se intraveda somiglianze con il Movimento 5 Stelle: “Non ne so abbastanza. Non so se tra i 5 Stelle e Podemos ci siano contatti”. E in effetti al momento, il movimento spagnolo non sembra particolarmente sensibile ai complimenti dei parlamentari pentastellati. “I partiti politici ci affascinano prima del voto ma una volta che l’hanno ottenuto il cittadino viene completamente dimenticato”.

Un attivista disincantato, così si definisce Miguel Bosé: “Ho le mie idee politiche, che sono idee di sinistra e attiviste, ma non credo più nel sistema. Mi ero iscritto al partito radicale di Marco Pannella e Emma Bonino quando era una forza extra parlamentare: nel momento in cui hanno avuto qualche seggio in Parlamento tutto è imploso”. La Bonino continua, però, ad avere la sua stima, tanto che l’avrebbe vista bene al Quirinale: “Emma ha il mio voto. In generale, sarebbe stato bello che una donna arrivasse alla Presidenza della Repubblica, qui in Italia: questo sistema maschilista lascia ancora troppo poco spazio alle donne”.

La mezz’ora concessa per l’intervista dall’ufficio stampa trascorre molto velocemente ma Bosé si concede volentieri a qualche domanda in più. È a suo agio mentre parla di politica, di musica, di vita e di lavoro davanti a una telecamera che sembra non notare e s’illumina quando gli si chiede del premio come Person of the Year che la Latin Academy of Recording Arts & Science gli ha conferito nel 2013 per il suo impegno sociale contro la povertà e l’Aids: “E’ un riconoscimento unico perché premia sia l’artista che il cittadino e ti fa passare in qualche modo alla storia, tra i grandi. Per far parte di questa storia, il “cittadino Miguel” si muove su un fronte molto ampio: ho una fondazione con Juanes e lavoriamo affinché la pace sia dichiarata un diritto umano universale, ogni anno organizzo un galà a Barcellona per raccogliere fondi contro l’Aids e apro scuole per le comunità indigene. Ovviamente è importante che poi Miguel si serva di Bosé per mediatizzare tutte queste cose… altrimenti, a cosa serve l’artista?”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/08/anime-bose-lartista-lattivista-avevo-tessera-dei-radicali-battaglia-podemos-buon-senso-non-mi-fido-dei-partiti/1406838/

sabato 7 febbraio 2015

Prossimi appuntamenti di Miguel Bosé: concerto a Hidalgo (Messico) e Premio Cadena Dial a Tenerife




“INNAMORATI DI HIDALGO CON MIGUEL BOSÉ”

CONCERTO BENEFICO  in Messico, a Pachuca ( Hidalgo) il 14 Febbraio alle 20:30 nel Parco David Ben Gurión 
Il progetto riguarda la “Casa degli Adolescenti”, per poter dare sbocchi lavorativi, corsi di istruzione a molti ragazzi.
Miguel, da sempre impegnato in Associazioni (Oceana, Oxfam, Paz sin Fronteras, tra le tante), offrirà un concerto il cui ricavato sarà devoluto interamente a questa iniziativa.




Premio per il 25° Aniversario  dell'emittente Cadena Dial  a 14  artisti più noti del pop spanolo: Alejandro Sanz, Malú, El Barrio, Hombres G, Melendi, Manolo García, Merche, Miguel Bosé, Revolver, Antonio Orozco, David DeMaria, Laura Pausini, Manuel Carrasco, Sergio Dalma e David Bisbal.

MIGUEL BOSE'  sarà in Tenerife il 5 Marzo per questo ennesimo e meritato riconoscimento.

QUI il video di presentazione dell'evento
http://www.cadenadial.com/2015/el-video-de-los-galardonados-con-premioscadenadial-2014-41168.html

martedì 3 febbraio 2015

Articoli e video della promozione di Miguel Bosé in Italia del suo nuovo album 'AMO'


Quattro giorni di intensa promozione, molti gli articoli dalle testate più accreditate nonché da spazi web dedcati allo spettacolo e alla musica.
Miguel Bosé ha  presentato l'album, i 'motivi' di questo ritorno alla grande e, come sempre, l'Italia lo ha accolto col consueto affetto.
L'esperienza di due anni ad Amici, inoltre, ha sicuramente 'generato' altri ammiratori, soprattutto tra le nuove generazioni. Questo ci fa enormemente piacere, considerando che la musica di Miguel ha timbri e sonorità molto ricercate. Vuol dire che il pubblico italiano sa apprezzare e....speriamo in un meritato successo dell'album 'AMO'.




INTANTO LE INTERVISTE  IN RADIO:

MIGUEL BOSE' A 'RDS'


INTERVISTA A 'DEEJAY CHIAMA ITALIA'







MIGUEL BOSE' OSPITE A RTL

QUI IL VIDEO:

 ALCUNI DEI LINKS CHE TRATTANO L'ARGOMENTO:

IL MESSAGGERO.IT: http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/musica/miguel-bos-amp-eacute-nuovo-album-amo-inediti/1156031.shtml

REPUBBLICA.IT-http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2015/02/01/news/miguel_bos-106290285/

  RAI NEWS - http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Il-ritorno-in-Italia-di-Miguel-Bose-ed92caf4-d7b3-48a3-bc04-70434f4e3caa.html

CULTURA E CULTURE- http://www.culturaeculture.it/spettacoli/miguel-bose-amo-figli-amore-vita-63416/

PANORAMA.IT- http://www.panorama.it/musica/miguel-bose-amo-nuovo-album/

da IL MANIFESTO- http://ilmanifesto.info/miguel-bose-podemos-forse-puo-salvare-la-spagna/

TGCOM 24- http://www.tgcom24.mediaset.it/spettacolo/miguel-bose-da-quando-sono-papa-ho-scoperto-il-vero-amore-_2093202-201502a.shtml

TEATRO.IT- http://www.teatro.it/musica/news/miguel_bose_con_amo_vi_racconto_chi_sono_14462

CANZONI WEB- http://www.canzoniweb.com/miguel-bose-lincanto-encanto-testo-video/

IL SECOLO XIX- http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2015/02/01/ARqOvuND-miguel_curiosita_album.shtml

SOUND BLOG (qui le canzoni di 'AMO' e i temi contenuti)   http://www.soundsblog.it/post/332486/miguel-bose-amo-tracklist-album-canzoni-significato#

lunedì 2 febbraio 2015

Video-intervista da RepubblicaTV A MIGUEL BOSE'