MIGUEL BOSE' TRA 'MITO' E REALTA'

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Miguel 'ieri' e 'oggi' (scegli video, clicca play e...)

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lunedì 20 aprile 2015

Bella intervista a Miguel Bosé da 'El Pais'

Ho piacere di postare l'intera intervista tradotta in italiano (grazie della collaborazione, Manu Bosi) uscita sull'ultimo numero di 'EL PAIS' .
C'è tanto Bosé ma...anche qualche gradevole e simpatico aspetto di 'Miguel'...



La casa di Miguel Bosé (Panama, 1956), in Somosaguas, a nord ovest di Madrid, è un bunker di cemento piena di dipinti su vetro, maschere, figure e gabbie con uccellini cinguettanti. A prima vista, sembra più lo studio di un artista plastico che di un famoso cantante pop. "Sono un artista. Io vivo nel mondo dell'arte e delle idee. E i grandi spazi sono buoni per far viaggiare le idee ", dice il figlio del torero Luis Miguel Dominguín e dell'attrice Lucia Bosé, seduto su un divano. E' un pomeriggio mite, tranquillo in questa parte della capitale e, soprattutto, in questa casa, circondata da aree verdi e un giardino, dove un enorme figura di Hulk, The Green Man, rimane stoico, a pochi passi, come testimone della conversazione.

-Bosé ha appena compiuto 59 anni, capelli lunghi ben raccolti,scarpe da ginnastica, tuta di colore nero, la forza e la freschezza contro il passare del tempo, l'ambiguità dilagante, il buonumore e la cortesia in contrasto con la sua reputazione di scontroso – racconta tra comodi cuscini che sta per iniziare il suo tour Amo Tour. Presto andrà in Messico per poi passare ai concerti in Spagna il 20 giugno, dove si esibirà in una dozzina di città. L'anno scorso è uscito il suo ultimo album, AMO (Warner) e con la sua canzone Libre ya de amores ha scatenato ancora una volta l'interesse dei suoi fan. In questi giorni è impegnato nelle prove del nuovo spettacolo, arricchito da luci robotiche, video e uno scenario mutevole ", con un' energia maggiore di quella che avevo a 25 anni", dice il figlioccio di Luchino Visconti e il padre ("padrazo") di quattro figli (Diego, Tadeo, Ivo e Telmo).

D: Ho letto diverse interviste fatte a proposito e, francamente, ho avuto la sensazione che chi le prepara sia tu ...
R- Le interviste!? E perché ?!Guarda: non ho tempo per questo. Oggi mi hanno in radio cui non sono riuscito a rispondere. Ci sono domande che al momento non sei preparato a rispondere. Quello che faccio è cercare di dare una risposta soddisfacente per ognuno di voi giornalisti e, soprattutto, diversa. A volte mi fanno tutti la stessa domanda ed evito di dare una risposte uguali.

D: Come mai continui a fare tanti dischi se il pubblico nei concerti ti chiede di cantare le tue canzoni classiche?
R: Hai assolutamente ragione. Vediamo: Io scrivo per necessità, compongo nuove canzoni che voglio condividere con la gente. Oggi c'è un'altra possibilità: far passare canzoni in rete, regalarle alla gente e poi fare concerti. Il repertorio del tour di Amo ha un terzo di canzoni nuove e due terzi abbondanti con canzoni del passato che la gente vuole ascoltare, perché gli appartengono, perché sono già sue. E non ammettono che non le canti. Bene, le cantano loro e poi si applaudono mentre gli sto davanti, eheheh... però hanno ragione: si canta qualcosa di nuovo e poi il resto. Perché la gente le ascolta. Potrebbe anche capitare che, col passare del tempo, le canzoni nuove assumeranno lo status di “classiche” e chiederanno anche quelle.

D: In questo disco, la tua voce è più elaborata o sfumata?
R: No, è più naturale che mai. Ma è perché anche i suoni intorno sono naturali. È una produzione in cui non c'è sovrapposizione. Senza volumi né effetti speciali. È molto essenziale, meno elaborata. In questo disco ho utilizzato una media di 40 tracce per brano e in Papitwo non credo di averne utilizzate meno di 70. La differenza è che non suona tanto “freddo” come i precedenti. Questa è la modernità: meno arrangiamenti.

D: Col passare del tempo, il tuo look è cambiato, come è logico ed evidente. Devi avere un guardaroba impressionante...
R: No, no! Io regalo il mio vestiario. Ai fan, che sono felici di possedere qualcosa di mio, ne hanno cura e lo apprezzano. Non ho molto culto della mia persona. Alcuni vestiti sono andati a finire nei musei, presso alcuni collezionisti, da amici. Conservo poche cose. Soprattutto pensando ai miei figli, perché abbiano qualche ricordo.

D: Però ci sono pezzi simbolici, nel tuo vestiario. Come la gonna con la quale desti scandalo al Florida Park, per esempio.
R: Quella... è che ne ho due. Una la regalai a Boris Izaguirre. L'altra a Montesinos, dato che l'aveva realizzata lui. Anche le mie sorelle hanno alcune cose. Nel museo dell'Abito ce ne sono altre. Alla fin fine, ho poco spazio per conservare cose.

D: In questo disco hai inserito una canzone di protesta.
R: È una critica piuttosto diretta e feroce alla gestione di questo periodo, ai danni collaterali della crisi. Non sono mai così esplicito, ma sentivo che questa volta dovevo esserlo. Si stanno commettendo molte barbarie e nella più totale impunità. Ci stanno distruggendo con la scusa di salvare l'economia. E disperdono tutto ciò che abbiamo ottenuto dopo la “Transizione”: la sanità, l'educazione, un equo pensionamento, il diritto alla casa... E questi politici imbecilli hanno distrutto tutto! Il minimo che potessi fare era una canzone in merito. Mi sono indignato e ne è uscita questa canzone. Dopo, mi sono detto: Miguel, punta su ciò che vuoi ottenere. Hai già dimostrato chi sei, però tu da solo non puoi cambiare le cose. E l'ho finita lì. Perché stavo già cadendo in una specie di rabbia irreversibile, mi stavo trasformando in una specie di mostro squartatore, rischiavo di parlare a ruota libera.

D: In cosa è consistita la preparazione di questo tour?
R: Io produco e dirigo gli spettacoli da sempre. Lavoro coi miei bravi tecnici. Abbiamo un reparto per le luci, un altro per i suoni, un altro per la musica. Un reparto che mi aiuta a memorizzare e a ripetere tutti gli oggetti e le persone. Sono delle squadre che contatto quando già ho pronto l'album, ci riuniamo a caccia di idee per alcuni giorni. Dopodiché, ci ritroviamo di mese in mese, e alla fine facciamo le prove generali, per assemblare il tutto. Sono prove che iniziano alle nove del mattino e terminano a mezzanotte, senza riposo nei fine settimana. C'è anche il settore informatico, che disegna tutto. È come una fabbrica. Ci riuniamo in una immensa nave e lì mangiamo. Molti si fermano a dormire lì. Nasce così ognuno degli spettacoli che presento. Ma tutto ciò è possibile grazie alla gente meravigliosa che lavora con noi.

D: I tuoi tour solitamente sono molto lunghi: non ti stanca troppo andare di città in città, di paese in paese?
R: Se dicessi una cosa del genere alla mia squadra, si piegherebbero in due dalle risate. Mi direbbero che non ci credo nemmeno io. No, io sono un animale di strada. Il live ce l'ho nel sangue. Qualche tempo fa mi dissero: fai dischi per farli o per fare i tour? Indubbiamente li faccio perché sento il bisogno di dare concerti, fare cose nuove. Per questo tutti i dischi finiscono in lunghe tournées. Perché siamo una famiglia che realizza qualcosa e ci sentiamo molto orgogliosi di questo e, quindi poi viaggiamo per mostrarlo in giro. Siamo sempre in famiglia. La gente che mi accompagna nei tour è la più vicina, quella con cui ho molto in comune e con la quale parlo di tutto. E fare un live [con loro] è una meraviglia. Ho un legame con il concerto dal vivo. Perché mi dà molti benefici. È una grandissima terapia. Grazie a questo non devo pagare nessuno psicologo né palestre... perché è esercizio aerobico quotidiano. Se ho la febbre, qualche dolore, se mi procuro una distorsione... con il live mi passa tutto. Le energie si trasformano. Il prossimo anno ne compirò 60 e mi sento un'energia maggiore e poderosa di quando ne avevo 25. Di sicuro, questo tour non lo finiamo prima del luglio 2016. Per adesso, eh!

D: Non conosci la pigrizia?
R: No, non la conosco. E neppure mi sono mai annoiato. Mai. Figurati se mi mancano cose da scoprire. La pigrizia è una cosa importante da esplorare, ma non la conosco. La noia è un'altra parola che non conosco.

D: E, con tutto questo carico di lavoro, quando ti dedichi all'orto?
R: Ieri mattina. E anche questa mattina. Ieri l'altro c'ero stato un altro po'. Ci vado tutti i giorni. Mi alzo molto preso, organizzo la casa, i bambini, i cani e poi mi faccio un giro nell'orto. È un modo per... per ricevere un nuovo giorno.

D: I tuoi figli avranno iniziato ad ascoltare la tua musica...
R: -- Questo è il primo disco che hanno ascoltato. Tadeo che è il più 'sveglio' mi ha detto: Papà! Ma tu canti! Gli ho detto: Si, figlio. e lui è uscito correndo dai fratelli: ragazzi, venite! corrrete! papà canta!! Tutti sono rimasti strabiliati!E a partire da quel momento , tutte le mattine, tuuuutte le mattine!! iniziamo col programma Levante y Cárdenas,un programma di radio che ascolto e poi, prima di arrivare a scuola, il mio disco.

D: Ma tu gli starai inculcando una cultura musicale.
R: Sì: “Cri-Cri” (Il grillo canterino). E “Los hermanos rincón” (i fratelli Rincón). Le conoscono molto bene, sì sì. Anch'io ho cantato canzoni di “Cri-Cri”, come “El ratón vaquero” (Il topo cowboy). E dei fratelli Rincón [ho cantato] “Los tres cochinitos” (I tre porcellini) e così via. Comunque, anche ai miei figli stanno regalando dei dischi... In italiano e in spagnolo, che sono le due lingue in cui parliamo in casa. Però frequentano una scuola in cui imparano anche l'inglese.

Appena Miguel termina di pronunciare queste parole, improvvisamente si apre la porta della cucina. Entra sua cugina Daniela [Bosé] con un bimbo vivace, che corre tra le braccia dello zio. Parlano fra di loro in italiano e in spagnolo: “Ho appena finito di preparare il mio primo gazpacho. Io ho tagliato i pomodori”, dice il piccolo, tra il timido e l'orgoglioso. Un bacio allo zio e se ne va. “È il cugino maggiore dei miei figli. Ha sei anni. Perciò, vedessi come lo trattano con rispetto!”, afferma il cantante. E scoppia in una risata che rimbomba nella sua tranquilla casa di artista.



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